

È questo lo studio fatto dal professor Foresta dell’équipe universitaria dell’ospedale di Padova
Il filtraggio delle acque degli impianti pubblici, diventa d’ispirazione per usare il carbone vegetale come filtro negli acquedotti per trattenere i Pfas. E’ questo quanto emerso all’Archivio antico nell’ambito della manifestazione ‘La Fiera delle parole’, dove si è tenuto il dibattito dal titolo ‘L’inquinamento ambientale: una scomoda verità’. A dirlo e a confermarlo, le ricerche del professore Foresta dell’azienda-ospedale università di Padova. Questo perché il carbone attivo vegetale, è una sostanza naturale in grado di trattenere al suo interno molte molecole e soprattutto capace di rimuovere il 50,3% e il 44,6% di Pfoa e Pfos, i due principali Pfas presenti nel sangue dei soggetti esposti che il più delle volte, influenzano la fertilità maschile. A preoccupar i ricercatori su questo tema, sono soprattutto gli interferenti endocrini, ovvero agenti chimici presenti in molti oggetti di uso quotidiano che hanno la capacità di interferire con gli ormoni sessuali come il testosterone.