
L’Italia del ‘Don Giovanni’.
di Marco Bertagnin
E’ indubbio che l’Italia abbia avuto delle menti pazzesche che in ogni settore della conoscenza hanno dato prove di sé incredibili. Cervelli che ha tuttora, anche in giro per il mondo. Nondimeno, lo Stivale è disperante per numerosi altri aspetti. Uno di questi è fresco come l’uovo di giornata e al tempo stesso vecchio come la Terra ed è quello delle fonti energetiche con cui tutto funziona. Senza corrente elettrica, senza riscaldamento e senza carburante si ritorna all’età della pietra. L’Italia, infatti, è ricca di gente geniale ma poverissima di risorse cosiddette energetiche. Per queste dipende dal ‘resto del mondo’. Quando, dunque, nel ‘resto del mondo’ succedono casìni, noi tremiamo e anche in condizioni di normalità l’energia qui da noi costa come una pepita d’oro. E gli italiani che cosa fanno per mettersi al riparo da questa precaria e rischiosissima situazione? Naturalmente niente. Naturalmente niente, perché gli italiani dicono di no a tutto, sono una razza pietrificata e retorica che già grida all’orrore se si propone di spostare la riproduzione della gondola di Venezia dal mobile della sala a quello situato nell’ingresso. Questo incurabile stato di alterazione organica dell’italiano di ogni ordine e grado impone l’importazione di petrolio e di gas dall’estero senza un domani o, come diceva Giacomo Agostini a proposito del Tourist Trophy, a vita persa. L’italiano dice no al nucleare perché lo identifica con bomba atomica, Americani cattivi e imperialisti, tragedia di Chernobyl, Hiroshima e Nagasaki; dice no al carbone perché te lo porta Santa Lucia se non hai fatto il bravo e ti fa morire di enfisema; dice no all’idroelettrico perché gli invasi fanno scomparire le valli ridenti; dice no all’eolico perché deturpa il paesaggio, disorienta i passeri e comunque non è sufficiente; dice no al solare perché ricopre la campagna e quando si deve smaltire va spedito su Marte; dice di no ai termovalorizzatori perché non trova mai un posto dove farli (e se provassimo sulla cima del Monte Rosa?); dice di no alle dighe sul Po’ perché non è il Volga ed ha sempre meno acqua; dice no all’estrazione perché fa sprofondare l’Adriatico (e lo estraggono gli slavi che tanto gliene frega). Così l’italiano vende i figli, rinuncia alla cena e ipoteca sua zia per strapagare l’energia a causa del no a tutto perché l’italiano è un tipo emotivo, suggestionabile e iperconservatore (talvolta fesso) che identifica il cambiamento con l’attentato alla Costituzione, con l’horror vacui, con il vuoto, con il nulla eterno: insomma, una tragedia. L’Italia ricorda ‘Il Don Giovanni’ di Mozart, il cui libretto, forse non a caso, è di Lorenzo Da Ponte, preteso assolutamente dal genio salisburghese. Definito un ‘dramma giocoso’, si addice perfettamente all’Italia. Con l’inizio in Re minore, tonalità dei momenti tragici e intensi, come il Concerto n. 20 per pianoforte k 466 e, anche qui non a caso, il Requiem. Viva l’Italia!