

La fondazione Madrugada incontra il Valpolicella Rugby Club
Tutto è iniziato in una serata come tante, ma destinata a lasciare un segno profondo. Organizzata dai Lyons, l’incontro con l’associazione Madrugada, ha acceso la scintilla di un progetto che oggi unisce due mondi lontani: la Valpolicella e la Guinea-Bissau. È stato proprio lì che Sergio Ruzzenente, presidente del Valpolicella Rugby Club, ha conosciuto Badona Monteiro Geraldo, medico originario della Guinea-Bissau con un percorso professionale anche all’ospedale di Negrar. Un incontro che è andato oltre le parole, trasformandosi presto in un invito: partire per la Guinea-Bissau e toccare con mano la realtà in cui opera la Fondazione Madrugada, un’organizzazione laica impegnata nel promuovere istruzione, sanità e sviluppo locale. La Fondazione Madrugada ha già realizzato molto: un ospedale d’eccellenza, una scuola, una piantagione sperimentale di frutta locale, un panificio, una sartoria e un campo sportivo dove si gioca a calcio su terra battuta. Ma il sogno, oggi, è più grande: introdurre il rugby all’interno del campus. “Il rugby è più di uno sport. È uno strumento di crescita personale e sociale, un modo per insegnare valori come il rispetto, la solidarietà e il sostegno reciproco. Da subito ho capito che poteva fare la differenza anche qui – spiega Ruzzenente -. In un solo pomeriggio siamo passati da 20 a 76 iscritti. L’entusiasmo è stato travolgente”. Con il supporto dei responsabili locali, è stato già individuato un referente organizzativo e un piccolo gruppo di futuri allenatori. L’obiettivo è chiaro: creare una società di rugby legata al territorio, capace di coinvolgere bambini e ragazzi, anche quelli delle periferie, offrendo loro non solo un’attività sportiva, ma un vero e proprio spazio di crescita umana. “In mezzo a tanta povertà, ho visto dignità. E ho capito che il rugby può essere molto più di uno sport: può diventare una speranza, un’occasione di riscatto, un modo per sentirsi parte di qualcosa di più grande”. È proprio da questa consapevolezza che vuole nascere concretamente un progetto capace di superare confini geografici e culturali, dimostrando come il rugby possa essere non solo un gioco, ma un potente strumento di crescita, condivisione e solidarietà.