

A cura di Claudio Gasparini
Originario di Riese Pio X, il paese di San Pio X in provincia di Treviso, ha iniziato ad appassionarsi di letteratura sin dalle elementari, “grazie al buon maestro che mi ha accompagnato nella prima formazione scolastica”. Verso i tredici anni inizia a mettere su quaderno qualche versicolo, su imitazione leopardiana, nel sentimento del dolore del grande recanatese che sentiva vicino. La parola poetica l’ha avvicinato anche alla musica e “nell’adolescenza ho scritto vari testi di stile cantautorale che strimpellavo con la mia chitarra”. Nel periodo delle scuole superiori si è appassionato anche agli autori trevigiani in particolare Giorgio Saviane, originario di Castelfranco. A Ca’ Foscari, ha studiato Lettere laureandosi poi in Antropologia filosofica. “Qui, mi sono appassionato alla poesie di Arthur Rimbaud, alla freschezza musicale dei suoi versi visionari capaci di entrare in rapporto diretto con la natura e la sua energia spirituale. Nel periodo universitario ho scritto un poema sperimentale intitolato ‘Neustria’, millecinquecento versi, nel quale una mia importante relazione affettiva diventava ‘sangue e versi’ per tratteggiare un profilo di sintesi della storia dell’Occidente”. Dopo questa esperienza complessa e stratificata ho sentito l’esigenza di sostare su di una poesia comunicativa e civile, scrivendo, in presa diretta con le immagini e le notizie che giungevano dalla guerra nella ex Jugoslavia, la silloge ‘Non più martire in assenza d’ali’, con prefazione di Don Albino Bizzotto, capo carismatico padovano dell’associazione ‘Beati i costruttori di Pace’, che ha portato la raccolta nel suo zainetto durante un viaggio pacifista organizzato in quel periodo nei territori coinvolti nel conflitto”.
Negli anni, sono arrivate altre raccolte e alcuni poemetti: ‘La via cava’, ‘#(non) piove’ (poemetto ludico-ironico sulla rinascita per ventiquattrore di d’Annunzio e Duse ai giorni nostri), ‘L’ora di Pascoli’ (sul ricongiungimento del nido della famiglia pascoliana a Castelvecchio di Barga, nel quale usa versi di Pascoli cuciti con versi suoi), la raccolta di racconti ‘Cerette’, il poemetto ‘Lamento per lo schianto’ (in ricordo della tempesta ‘Vaia’). L’anno scorso ha pubblicato la sua ultima raccolta, almeno per ora, ‘Soglie vietate’ con Arcipelago Itaca, prefazione di Umberto Piersanti, che ha ricevuto una Menzione d’onore al ‘Premio Lorenzo Montano’. Dalla prefazione di Piersanti: “E’ una poesia diretta quella di Massimo Parolini, una poesia che affronta il lettore senza giri di parole, convinta della ‘verità’ che narra, verità di sentimenti e situazioni. Una riflessione continua l’accompagna, senza però intaccare il racconto. Proprio sul piano della riflessione si raggiungono risultati notevoli: ci sono espressioni che hanno una forza quasi gnomica, senza che nulla debbano alla facile sapienza di proverbi. E i puntini che ricorrono in vari testi lasciano sì il discorso sospeso, ma il pensiero è già indirizzato, lo svolgimento non può essere arbitrario”. […] Collabora con il quotidiano ‘L’ Adige’ ed alcuni blog letterari. “Penso che nella società dei consumi di massa attuale, la poesia, così inutile, così necessaria, abbia senso – riflette Parolini -: rientra in una presa di parola intesa come indice di partenza della democrazia, nel suo essere analisi delle proprie emozioni (poesia lirica), della propria coscienza di alterità (poesia filosofica e religiosa), della propria appartenenza ad una comunità (poesia etica e civile)”.