

Dal tetto d’Europa, al baratro. 265 giorni dopo Londra, ci siamo risvegliati da un’illusione durata forse fin troppo. Una disfatta per il calcio italiano
Un incubo che si ripete. Evidentemente 2 anni di pandemia, una crisi ambientale e una Guerra, non bastavano. Le tragedie sono altre chiaramente, ma ora anche la nostra Nazionale ci si mette. Sì, perché dovremmo fare a meno per un’altra volta dei mondiali di calcio, dopo aver fallito prima l’approdo a Russia 2018 con Ventura e adesso quello a Qatar 2022 con Mancini. Quella di ieri sera allo Stadio Barbera è stata una vera e propria disfatta del calcio italiano. Dal tetto dell’Europa a Luglio dopo aver vinto gli Europei, al baratro. Gli azzurri perdendo 1-0 contro la Macedonia del Nord nella semifinale degli spareggi, accentuano la tendenza emersa dopo quell’11 luglio 2021 del trionfo di Wembley: erano stati incapaci poi di battere per due volte la Svizzera, nonostante i famosi due rigori a favore falliti da Jorginho, non erano andati oltre il pari neanche con Bulgaria e Irlanda del Nord. Quella squadra con gioco e carattere magistrali che conoscevamo, evidentemente non esiste più. Un blackout totale dove il ct Mancini ha pagato pegno alla gratitudine nei confronti del suo gruppo. Forse è stata anche un po’ di sfortuna perché il pallone era indemoniato e non voleva entrare nella porta macedone, ma gli stessi giocatori che la scorsa estate ci hanno fatto sognare, sono stati comunque irriconoscibili. Anche le scelte di formazione iniziale sono state molto discusse: il tridente Berardi-Immobile-Insigne, non ha convinto e gli unici a salvarsi sono stati Verratti, l’unico lucido nelle verticalizzazioni, Bastoni molto attento e sicuro in fase difensiva e Berardi che ha dato un po’ di vivacità al reparto offensivo. Nemmeno i cambi (arrivati forse troppo tardi), sono serviti a cambiare le sorti della partita. La Macedonia, d’altro canto, ha dato dimostrazione di tanta volontà e lo si capisce dal fatto che il goal di Trajkovski che ci è costato l’eliminazione, è arrivato al 92’, in pieno recupero. Dal tutto al niente, in meno di un anno. Cara Italia, ci hai fatto emozionare, abbracciare e gioire nei momenti in cui ne avevamo più bisogno, abbiamo riscoperto la bellezza dell’essere italiani e dell’unirsi sotto la stessa bandiera tricolore. Ma purtroppo le lancette dell’orologio girano troppo veloci e adesso ci troviamo qui in compagnia dei fantasmi della Svezia, con solo riflessioni da fare. Il calcio italiano non è riuscito per l’ennesima volta ad innovarsi, ad andare avanti e a superare se stesso. 265 giorni dopo Londra, ci siamo risvegliati da un’illusione durata forse fin troppo. Cullati dal titolo di Campioni d’Europa, abbiamo dimenticato chi siamo e vissuto nei ricordi di cosa eravamo. Di questo passo difficilmente torneremo ad essere.