

con Baby Gang indisturbate a Verona
A cura di Claudio Gasparini
«Per contrastare il fenomeno delle baby gang servono azioni concrete, non discorsi retorici e proclami al vento». Ne è convinto Stefano Valdegamberi, che mesi fa assieme a Giusy Calabrò, criminologa esperta del fenomeno, in collaborazione con le Forze dell’Ordine e con il Consiglio Regionale ha presentato la prima analisi del fenomeno tramite una mozione per contrastarlo su tutti i fronti. Il Consigliere è il primo firmatario di una proposta rivoluzionaria a livello nazionale; è il primo piano di security approvato in Italia che, oltre a fondarsi su uno studio accurato del fenomeno delinquenziale, segue la linea statunitense. Ovviamente, come già evidenziato dalla dott.ssa Calabrò, la principale difficoltà potrebbe consistere nell’adeguarlo al differente contesto criminologico e legislativo italiano. Ciò nonostante, i suoi fautori sperano che la nuova amministrazione porti avanti il piano, rimasto in sospeso, che è stato molto apprezzato da figure dirigenziali dell’Arma dei Carabinieri e della Polizia di Stato di Verona. La mozione inoltre include un’interessante sezione rieducativa e socio-assitenziale: aspetto essenziale per garantire la sicurezza collettiva. Pertanto, aggiunge Valdegamberi: «Occorre predisporre un piano, coordinato tra amministrazioni comunali e Forze dell’Ordine, che includa azioni preventive educative e coercitive per arginare il fenomeno. In primis va creata una banca dati che agevoli gli operatori della Questura e del Comando dei Carabinieri nel monitoraggio delle varie baby gang, senza tralasciare l’aspetto riabilitativo e assistenziale dei soggetti coinvolti. La mozione approvata in aprile – prosegue – impegna la Giunta Regionale a realizzare una serie di iniziative e a farsi promotrice presso le istituzioni competenti di altre che non sono di competenza regionale. Tra esse: la creazione di un osservatorio permanente che raccolga i dati per monitorare il fenomeno delle baby gang, il coinvolgimento e responsabilizzazione delle famiglie dei minori, con la perdita dell’alloggio pubblico in caso di recidività e di mancata sorveglianza. Percorsi formativi e di servizio sociale obbligatorio per i minori coinvolti nelle gang, inoltre decadenza da ogni beneficio regionale, statale e comunale, che verrà trattenuto a chi esercita la patria potestà sui minorenni o direttamente dagli interessati, se maggiorenni, destinando le somme al risarcimento delle vittime dei reati». Ulteriore proposta avanzata da Valdegamberi è quella di istituire un ufficio-osservatorio presso l’USR o l’USP di Verona che si occupi del fenomeno delle baby gang e che organizzi iniziative scolastiche per sensibilizzare i giovani, i genitori e i docenti. D’altronde chiarisce la dott.ssa Calabrò, docente specializzata in reati minorili e perito presso il Tribunale di Verona: «La proposta di Valdegamberi è molto congrua e attuale: quando c’è stata l’emergenza cyberbullismo è stato introdotto un ufficio apposito presso l’USP di Verona; adesso occorrerebbe istituirne uno anche sulle baby gang con personale specializzato ed esperto che sia, innanzitutto, in grado di cooperare con le Forze dell’Ordine in modo discreto e costruttivo».