
A cura di Claudio Gasparini
È nata ed è sempre vissuta a Legnago tranne il periodo universitario. Da bambina voleva fare la ballerina ma all’età di dodici anni legge un articolo di giornale che le fa capire il suo desiderio profondo: diventare medico. In quegli anni, tra il sessanta e i settanta, si sosteneva che dopo la terza media si poteva cominciare a lavorare per contribuire al bilancio familiare. Daniela Vicentini non ci sta e riesce, grazie al sostegno della mamma, a cavalcare l’onda dell’emancipazione femminile. Si iscrive all’università a Bologna, lavora d’estate, studia molto, riesce a mantenere il presalario che era il sostegno dello Stato per gli studenti meritevoli, si laurea in Medicina e Chirurgia. Il suo desiderio era di inserirsi subito nel mondo del lavoro. Ha avuto la fortuna di incontrare un amico che le suggerì una branca specialistica alla ricerca di medici da formare, la radiologia diagnostica in cui si è specializzata. La passione con cui lavorava era percepita dai suoi pazienti. Tante le soddisfazioni professionali e personali ottenute nel corso della sua carriera “Entrando in reparto il mattino riuscivo a concentrarmi sul ‘qui ed ora’ e le ore passavano veloci. Altrettanto velocemente è arrivata la pensione e, siccome la vita è troppo breve per fare una sola cosa, ho deciso di non dedicarmi alla libera professione ma a qualcosa di diverso”. Tanto altro c’era nella sua vita, racconta. Un marito con il quale, nonostante la separazione, ha mantenuto un rapporto saldo e importante, due figlie, una, psicoterapeuta e dottoranda a Verona, un’altra che a causa di una grave sofferenza perinatale, è persona con disabilità. La famiglia la supporta molto permettendole di continuare a lavorare, ma la preoccupazione per il ‘Dopo di Noi’ ha dominato sempre presente il pensiero di Daniela. “Chi si prenderà cura di mia figlia quando io non potrò più farlo è una costante che non lascia respiro”. Vent’anni fa con il marito ed altre 21 famiglie costituisce una prima Fondazione di Partecipazione che si è impegnata per iniziare a ragionare su queste tematiche sconosciute ai più. “Abbiamo contribuito a formare in collaborazione con l’Ulss9 amministratori di Sostegno, come la nuova legge del 2004 prevedeva, fatto corsi e convegni. Insomma abbiamo cercato di stimolare la nascita di una cultura che ancora non c’era”. Nel 2014 il gruppo decide che era il momento di andare oltre, di occuparsi in maniera pratica dei loro bisogni e dei loro figli, attuando quanto pensato da tempo da Daniela. L’associazione ‘lacasavolante’ nasce così, dalla mente e dal cuore di genitori che vogliono per i propri figli una vita come in famiglia. Daniela, tenace presidente, donna sognatrice e coraggiosa è molto impegnata in questo progetto che “ha come beneficiari primari i nostri figli ma che vede anche dei beneficiari secondari. Gli altri figli, ad esempio, che possono fare il loro progetto di vita senza rinunce … e anche noi genitori che possiamo reinventare questo scampolo di vita”. A chi le chiede cosa le piace fare adesso nel poco tempo libero risponde “imparare a ballare”.