

Da domani potrei sentirmi una ‘criminale’.
«Da domani potrei sentirmi, in un certo senso, una ‘criminale’ che abbandona gli animali a cui per mesi e mesi ha dedicato cure e attenzioni nei limiti del possibile, rinunciando anche ad allontanarsi da casa per troppe ore, altrimenti quegli animali, sempre puntuali nei loro comportamenti, riconoscenti per le tue attenzioni, capaci di superare il timore e la ritrosia tipica della loro specie, che ti vengono incontro fiduciosi, con la coda ritta in segno di gratitudine, avrebbero sofferto! Eppure, non è per mia volontà che lascerò questo gruppo nutrito di gatti: alcuni giovanissimi, altri più baldanzosi e sicuri di sé, quasi fossero degli spavaldi adolescenti. Sono stati in questi mesi una piccola comunità pulsante di vita: creature fragili e allo stesso tempo incredibilmente resistenti, capaci di trasformare un cortile qualunque in un luogo di attese, abitudini, piccole gioie quotidiane. Ognuno con il proprio carattere: chi si avvicina per primo, chi resta a distanza un po’ più a lungo, chi impara a fidarsi un giorno dopo l’altro. Non sono numeri, non sono ‘problemi’ da spostare altrove: sono esseri viventi, anzi esseri senzienti, che hanno imparato a vivere grazie alla cura e alla presenza di qualcuno. Eppure, da domani, sarò costretta a interrompere tutto questo. Non perché io lo voglia. Non perché sia venuto meno il senso di responsabilità verso creature che non possono difendersi da sole, ma perché qualcuno, per dispetto, per pregiudizio, per puro desiderio di controllo, ha deciso che nutrire e prendersi cura di animali randagi sia una colpa, un fastidio, un capriccio da reprimere. Invece di collaborare con chi si è fatto carico, da sola, di sterilizzare, curare, contenere le nascite e prevenire sofferenze, si preferisce vietare, imporre, intimidire, attaccare, denigrare e denunciare. E così, da un giorno all’altro, un gesto di civiltà si trasforma in un reato, in una condanna inflitta a chi cerca solo di fare la cosa giusta. Ma lasciare dei gatti randagi, in particolare quelli che hanno ormai imparato a dipendere da una fonte sicura di cibo, significa condannarli a fame, malattie, incidenti. […] Non sono una ‘criminale’, sono una cittadina che chiede rispetto, collaborazione e soluzioni, perché prendersi cura degli animali non è un reato: è un dovere che ci rende cittadini responsabili, rispettosi delle leggi e di ogni essere vivente.
E voi, gentili lettori, che ne pensate?»
Fiorenza Rossetto