Lettera aperta al Vescovo di Verona mons. Pompili – all’Abate della basilica di San Zeno –
alla cittadinanza veronese.
«Come fedeli della diocesi di Verona, ci rivolgiamo a Lei, Eccellenza mons. Pompili, quale Vescovo della nostra diocesi di Verona, nonchè al Rev. Abate di San Zeno mons. Ballardini, per avere una risposta alle nostre perplessità circa l’opportunità di organizzare un pranzo per i poveri dentro la basilica di San Zeno, come è stato realizzato qualche domenica fa. Tenendo nella massima considerazione qualunque iniziativa in favore dei poveri, speravamo in cuor nostro che, finito il tempo di papa Francesco con le sue ‘novità stravaganti’, nessun Vescovo o Prelato volesse continuare sullo stesso esempio di utilizzo dei luoghi sacri per iniziative profane […]. E’ risaputo che in tutte le diocesi esistono luoghi spaziosi e anche confortevoli per realizzare iniziative benefiche, culturali, assistenziali, ricreative ecc. senza essere costretti ad occupare quei luoghi sacri riservati al culto, in ossequio alla tradizione della Chiesa e alle leggi civili del buon senso secondo cui si devono occupare luoghi e ambienti per gli scopi per i quali sono stati realizzati. Purtroppo al giorno d’oggi in cui ci si vanta con sfilate oscene applaudite anche da certi Prelati di spicco, di aver perso la coscienza di sé, della propria identità, delle proprie radici, dello scopo della nostra vita sulla terra, compresi i rapporti famigliari e interpersonali per tuffarsi ciecamente nel nebuloso mondo ‘Alias’, ‘walk’ o ‘trans’, cioè il Nirvana del nulla, del mutevole, senza tempo, senza volto, senza radici, senza relazioni, per abbracciare teorie distopiche, allucinanti, folli e devianti, neppure ci si meraviglia del fatto che si possa usare un cesso come sala da studio o da ricevimento, o che si possa girare nudi affermando di essere vestiti di mantelli preziosi, in barba all’evidenza dei fatti. C’è da sperare, tuttavia che, almeno per quei pochi eroi che credono nel valore dell’intelletto, della ragione, della volontà, della realtà, come riferimento per non cadere nell’inganno diabolico della schizofrenia, dell’intelligenza artificiale o del suicidio, c’è da sperare che almeno costoro mantengano integra la loro razionalità, come faro illuminante per tutte quelle folle disorientate che cercano la luce della Via, Verità e Vita, unica fonte di quella gioia che solo Gesù Cristo può dare a chi lo cerca con sincerità di cuore. In fede ringrazio mentre, in ginocchio, chiedo la Vostra santa benedizione.
Patrizia Stella