

«Malgrado le interpretazioni unilaterali e penalizzanti della legge sui servizi minimi da parte aziendale – che la Cgil non ha mai sottoscritto e che porterà caso per caso all’attenzione del Prefetto di cui attende la convocazione – e i chiari messaggi di ‘chiamata’ al lavoro lanciati dai vari direttori generali alla vigilia dello sciopero, i lavoratori e le lavoratrici veronesi della sanità privata, come un fiume carsico, hanno trovato comunque le modalità per far pesare la propria assenza o la propria presenza ieri, giovedì 22 maggio, nella giornata dello sciopero nazionale per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro Aris Rsa e Aris Sanità provata. Come Fp Cgil ringraziamo di cuore chi, con coraggio e generosità, ha aderito all’astensione dal lavoro; chi ha partecipato alla manifestazione regionale a Venezia; chi ha trovato altre modalità per manifestare il proprio dissenso rispetto ad una situazione pesantissima. Una chiara risposta agli imprenditori della sanità che ingiustamente trattengono la quota incrementale di produttività e di ricchezza che lavoratrici e lavoratori del comparto hanno contributo a creare e che come tale andrebbe immediatamente redistribuita erogando sostanziali aumenti salariali. Lo ha spiegato molto bene anche l’Istat nel suo ultimo rapporto nazionale: tra il 2019 e il 2024 l’inflazione è stata del 21,6%, mentre le retribuzioni sono cresciute solo del 10,1%. Gli accordi decentrati hanno assicurato un recupero di altri 4-5 punti percentuali determinando comunque una perdita di potere d’acquisto media del 4,4% in Italia, molto di più che in Francia (-2,6%); Germania (-1,3%) o Spagna dove il reddito reale è addirittura cresciuto. E chi in questi anni è rimasto a bocca asciutta o quasi, come i lavoratori della sanità privata, versa oggi in una condizione molto delicata, che merita attenzione, comprensione e solidarietà».
Antonio de Pasquale
segretario generale Fp Cgil Verona