

I Sindaci dei Comuni interessati, lottano per avviare il percorso. Altri si arrendono per le troppe difficoltà
Pochi giorni fa avevamo parlato dei percettori del reddito di cittadinanza che offrono la loro disponibilità e il loro tempo, a favore di progetti utili alla collettività, secondo quanto previsto al comma 15 dell’articolo 4, del decreto legge 4/2019. Sarebbe così, ma in realtà la burocrazia blocca questa attività. Nel Veronese, i nuclei familiari che percepiscono il Rdc sono 4.291, con un assegno medio mensile di 493,04 euro. Ciò si traduce in 9.090 persone coinvolte, considerando non solo i titolari del sostegno, ma anche i familiari a loro carico. Quest’ultimo numero è il più alto del Veneto. I posti occupati, in questi progetti, sono attualmente 184. Il territorio più prolifico, con 88 Puc caricati, risulta essere quello di Sona che comprende anche i comuni di Affi, Bussolengo, Caprino, Garda, Isola della Scala, Malcesine, Mozzecane, Pescantina, Peschiera, Sommacampagna, Torri, Valeggio, Vigasio e Villafranca. Segue poi con 32 Puc, quello di Verona che include Buttapietra, Cologna, San Bonifacio, San Giovanni Ilarione, San Marino Buon Albergo e Tregnago. Tra i Sindaci dei Comuni interessati, c’è chi lotta per avviare i percorsi e chi si arrende per troppe difficoltà. Il problema più grande sembra essere quello relativo alla documentazione annessa, che non passa mai in mano agli enti locali. Il progetto piace perché metterebbe a disposizione dei territori molte più risorse, ma l’idea è stata applicata male perché non consente di sfruttarle.