

L’Europa chiuda in fretta con un ‘no’ la richiesta croata sulla denominazione
Torniamo ancora sulla questione vino in Europa. Questa volta sulla richiesta croata di denominazione di un vino Prosek. «Se l’Europa cedesse alle richieste croate sulla denominazione Prosek, creerebbe un precedente pericolosissimo per tutti gli altri prodotti tipici. E’ imbarazzante pensare che l’Europa possa autorizzare il termine Prosek, che storicamente identifica la nostra produzione. Ci sono moltissimi motivi per dire no. L’Europa chiuda velocemente questa partita e rigetti le richieste croate. Quello che sta accadendo è scandaloso». Con queste parole, il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, commenta la vicenda della richiesta di denominazione Prosek di un vino croato, e gli sviluppi in corso a Bruxelles, con la ricezione di 12 ‘opposizioni’, che sono state inviate alla Croazia per le controdeduzioni. «Tra i tanti motivi di un ‘no’ al Prosek – aggiunge Zaia – c’è una riserva del nome con un decreto del 2009 che firmai quand’ero Ministro, riconosciuto dall’Europa, e c’è il pronunciamento dell’Unesco che, nel 2019, ha dichiarato Patrimonio dell’Umanità le Colline del Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene. Poi ci sono una serie di significative motivazioni storiche».
Tutto questo, secondo il Veneto, conferma non solo l’omonimia-identità tra i nomi Prosecco e Prosek, ma attesta la risalenza storica del collegamento tra l’area geografica intorno a Trieste e il vino ‘Prosecco’, oggi tutelato con DO. È, dunque solo a quest’area geografica, del tutto estranea al territorio croato, che può essere ricollegata la storicità della denominazione ‘Prosecco-Proseck’.