

Verona in lutto per Papa Francesco
Il vescovo Domenico Pompili aveva appena terminato di celebrare la messa del Lunedì dell’Angelo a Negrar quando è stato raggiunto ieri mattina, 21 aprile, dalla triste notizia della morte di Papa Francesco. “Una notizia inaspettata, perché ieri tutti avevamo potuto guardare in tv il Papa che attraversava Piazza San Pietro”, ha dichiarato Pompili nel Palazzo Vescovile, dove ha voluto ricordare il pontefice aggiungendo alcune riflessioni personali. E il primo ricordo formulato dal vescovo scaligero è stato proprio quello della visita a Verona fatta meno di un anno fa da Papa Francesco. “Un giorno impresso nel cuore del Papa – ha detto Pompili – che era rimasto positivamente colpito dalla bellezza della città ma anche dalla freschezza dell’accoglienza che aveva ricevuto. Quella visita a mio parere è stata anche un simbolo del suo lungo pontificato, perché quel giorno Papa Francesco ha incontrato la Chiesa e ha incontrato la società, ha parlato ai pastori, alle religiose, ai consacrati, ma ha parlato anche nell’Arena a migliaia di persone, ed è stato lui testimone di quell’abbraccio tra l’ebreo e il palestinese, che ha costituito il filo rosso di questi ultimi anni di vita, dove la sua voce si è elevata fino al giorno di Pasqua, in riferimento a questo dramma della guerra, non solo in Terra Santa, ma anche in tante altre parti del mondo”. “Oggi è venuto a mancare un uomo che ha sempre vissuto la sua dimensione di solidarietà con gli altri, e al tempo stesso è morto un uomo di Dio, cioè un fedele discepolo del Maestro, perchè la sua vera ispirazione è sempre stata quella evangelica e direi anche la sua valutazione delle cose nel mondo non ha mai dimenticato questa sua profonda ispirazione di carattere spirituale – ha aggiunto Pompili – Personalmente avendo avuto modo di conoscerlo da vicino, in questi anni penso che questo ultimo momento desiderava non prolungarlo indefinitamente in questa condizione di sofferenza e di dolore. E la coincidenza con la Pasqua, che per un verso ci disorienta, però è anche un segno di speranza, della speranza più propria del cristianesimo che ci fa vivere questo momento senza disperazione ma con una gratitudine immensa per quello che abbiamo ricevuto da questa straordinaria figura di cui ci renderemo conto secondo me ancora di più col passare del tempo per quanto sarà tale la mancanza e il vuoto che lascia”.