

Scetticismo da parte dei sindacati, stabilire una cifra basica non è la soluzione
È stato recentemente raggiunto l’accordo tra Parlamento UE e Stati membri: una direttiva sul salario minimo. È servito oltre un anno e mezzo di discussione per arrivare a questa decisione, che comporterà non solo nuova regole, ma soprattutto un livello di tutela dei lavoratori molto più alto. La proposta principale è stata di mettere come soglia la quota di nove euro all’ora, una misura che però ha già scaturito polemiche e scetticismo da parte di Cgil, Cisl e Uil Scaligera che sottolineano come questo non basterebbe a risolvere il problema e soprattutto non può sostituire i contratti collettivi e l’Italia è uno dei pochi paesi ad averli. Stabilire una cifra basica non è la soluzione, si dovrebbe parlare di un minimo contrattuale, che possa garantire ugualmente tutti gli ulteriori trattamenti legati a tredicesima, quattordicesima e così via. Ma i sindacati fanno luce su un ulteriore punto: l’inflazione, d’altronde negli ultimi anni il fenomeno dell’inflazione è cresciuto sempre di più, ma i salari sono rimasti fermi. A tal proposito, Gianpaolo Veghini, segretario provinciale della Cisl, sottolinea la necessità di detestare i salari e ridurre il cuneo fiscale, per far sì che resti per lo più nelle tasche dei lavoratori, come aggiunge Stefano Gottardo di Uil Scaligera. Insomma sembra di capire che la discussione di un anno e mezzo, abbia fatto fare dei passi avanti, ma la strada è ancora lunga.