

SALA E DINTORNI
E’ notizia di questi giorni che l’autorità giudiziaria non abbia apprezzato la gestione dell’urbanistica da
parte del Comune di Milano, al punto da indagare per ipotesi di reato. La materia in questione è molto complicata, roba da specialisti, e si vedrà cosa ne verrà fuori. Sul piano della cronaca, invece, da Mani Pulite in poi ci siamo fatti una cultura sorprendente di processi televisivi poiché abbiamo visto tanto e di tutto. Un fatto è certo e cioè che le indagini sulle condotte politiche non ci stupiscono più: sia che esse finiscano in nulla, sia che esse giungano a dimostrare l’esistenza di responsabilità penali in capo a chicchessia. La routine, come cantava De Andrè, fa diventare l’amore abitudine. E’ ben noto che il peso delle scelte riguardanti la pianificazione del territorio in ambito comunale sia notevole ma non va dimenticato che ciò è previsto dalla legge (che prevede troppo). Il vero problema è dato piuttosto dal confine tra il lecito e l’illecito, tra l’opportuno e l’inopportuno, il quale è spessissimo impalpabile come l’aria. Non è un segreto che gli iter delle pratiche edilizie siano condizionabili da particolari organismi la cui discrezionalità è però, anche in questo caso, prevista dalla legge (che prevede troppo). Il settore urbanistico, lo si sa, muove interessi sostanziosi e, nell’imperituro scambio tra la politica e gli affari, là dove ci sono in ballo tanti quattrini, la cupidigia e la vertigine sono in agguato dietro l’angolo. Che dire dunque? Dal mio remoto punto di vista, osservo che stiamo assistendo ad una delle incessanti espressioni della commedia umana: abbiamo l’assessore che si commuove annunciando le sue dimissioni, il sindaco freddo come il ghiaccio che legge il suo intervento senza battere ciglio, imprenditori da copertina, faine, mega professionisti ed il magistrato che deve valutare tra una misura cautelare e l’altra. Mah; i grattacieli, gli oneri, i gruppi internazionali, le ambizioni, le clientele, le sciccherie, la CILA, la SCIA, i PdC ecc. ecc. ecc.. mi ricordano un vecchio architetto, veneto, disilluso ed arguto, che, fissando una delle tante palazzine ripugnanti, sentenziò: “Guarda lì: cariole e cemento”. Cara Milano miliardaria che ti dai tante arie, in fondo, sei così pure tu: “Cariole, cemento e cazzuola”.