

di Marco Bertagnin
Lasciatemi un po’ sfogare, come quando i padroni portano il loro quadrupede in campagna e gli tolgono il guinzaglio. Povera bestia, che corse che fa che quasi ti commuovono. Quel moloch costoso e gigantesco che va sotto il nome di Unione Europea, composto da una quantità tale di scrocconi che al confronto le schiere celesti sono quattro gatti. Quel mostro, dicevo, ha incaricato due fenomeni evanescenti come Mario Draghi e Gianni Letta per disegnare le future strategie economiche dell’Europa, la sburocratizzazione, la neutralità tecnologica, la competitività ed infine, aggrappatevi alla sedia, la semplificazione normativa. Lo so, verrebbe già da piangere dopo queste poche righe. Vi spiego le ragioni consce ed inconsce del pianto. Da un lato abbiamo l’abominevole ‘divinità cananea’ (l’Europa) che campa di obesità normativa e burocratica, votata al suicidio industriale e neutralistico. Dall’altro lato abbiamo due accademici lunari le cui vite astratte e sofisticate, ci scommetto la ciotola della mia gatta, sono lontane galassie dalle nostre esistenze pratiche e miserabili. Secondo voi, Draghi e Letta si sono mai messi in coda in anagrafe col biglietto? Hanno mai avuto la casa occupata e chiesto uno sfratto? Hanno mai provato a cimentarsi nella procedura di una gara d’appalto? Hanno mai atteso il parere vincolante di dieci enti diversi per spostare il tubo del cesso? Hanno mai provato ad ottenere un pignoramento di un bene mobile registrato? Hanno mai affrontato di petto e da persona qualunque le istituzioni di un sistema istituzionale che istituzionale non lo è più? Non appena ho sentito odore di rapporto Draghi e compagno bagonghi avrei voluto legarmi ad un razzo e spararmi su Plutone. Prima però di proiettarmi sul pianeta declassato, avrei dato un suggerimento: il primo intervento di sburocratizzazione consiste nel mettere Draghi e Letta in fila col numero in mano in sette/otto/dieci enti pubblici, aziende speciali, consorzi, sovrintendenze, partecipate, municipalizzate, ambiti ottimali, numeri verdi-blu-rossi-gialli di ministeri romani per le pensioni ecc. ecc. ecc.. Ebbasta, non se ne può più di ‘sti fenomeni. Ripeto: si deve partire dalla fila, col numerino in mano; orario d’ufficio: lunedì 8.30-11.30, martedì 10.30-15.15, mercoledì 9-10, giovedì mattina 9.30-10.15 / pomeriggio 14-14.30, venerdì 10-12 (il terzo venerdì del mese), sabato chiuso. Vietate auto blu, aerei di Stato e prima classe. Ammessi metro, autobus e treni stipati. Quanto alla sburocratizzazione, è semplicissimo: si prende il 97,5% della normativa amministrativa e gli si dà fuoco. Il 2,5% che rimane, basta e avanza; ci penso io, poi, con un paio di colleghi fidati a sintetizzarlo per comodità di consultazione.