
di Marco Bertagnin
Ho sentito alla televisione che elimineranno definitivamente la carta d’identità cartacea. In pratica, si passa dal documento fine a sé stesso a quello di plastica che ‘dialoga’ con i servizi digitali. Lo scopo esoterico dell’informatizzazione della P.A. non è quello di semplificare e velocizzare le pratiche ma è quello di osservare i precetti religiosi dell’idolo tecnologico. E’ vero che, se dovessimo tradurre in forma cartacea tutte le formalità imposte dal complesso sistema amministrativo attuale, nuoteremmo nella carta come zio Paperone nuotava nei dollari del suo deposito. Ma la cosiddetta semplificazione rimane comunque un inganno poichè quello che esce dalla porta rientra, in un modo o nell’altro, dalla finestra. Perchè, dunque, prendersela con l’amata carta d’identità? La carta d’identità cartacea fatta a ‘libretto’ ti attribuiva lo status palpabile di cittadino italiano e ti inorgogliva; in essa sfoggiavi le tue caratteristiche fisiche uscendo dall’anonimato; essa ti rassicurava quando la esibivi ai carabinieri (Civis Romanus sum) e, se uscivi di casa, la portavi con te perchè ti faceva sentire qualcuno anche se non avevi un soldo in tasca. Infine, sceglievi con cura la foto da applicare tanto che, occasionalmente, la sbirciavi per controllare quanto eri più giovane. Ma la modernizzazione è spietata e, presto o tardi, spazza via tutto. Il primo passo è avvenuto con l’introduzione della carta elettronica, anonima e uguale ad un banale skipass che compri a Canazei. Ci mancava soltanto la soppressione della carta d’identità cartacea! Sapete che dico? Che a me non me ne frega niente se il vecchio documento cartaceo è vulnerabile alla contraffazione. Lo Stato si preoccupa di monate come questa, quando è in grado di controllarci a vista notte e giorno, dall’utero alla bara. Ma va là, lasciaci quel pezzo di carta romantico e non rompere le balle per cortesia! A me di finire con la faccia sullo skipass delle Dolomiti che fa ‘bip’ al tornello e ‘dialoga’ con i servizi digitali non mi garba affatto. Esprimerò la mia protesta legandomi ad un lampione di Corso Italia con una catena comprata alla ferramenta di fronte. Io rivoglio la mia identità cartacea perduta. Costi quel che costi. Quando sarò legato, vi chiedo soltanto di portarmi un po’ di acqua gasata e un pacchetto di Ringo (quelli originali della Pavesi, non contraffatti). Grazie.