

Un racconto diretto degli orrori della guerra
Marina Sorina vive a Verona da tanti anni, ma è originaria di Kharkhiv ed è anche la vicepresidentessa di Malve Ucraina, l’associazione delle donne ucraine nella nostra città che, nelle ultime settimane, ha cercato di raccontare cosa stava accadendo nel Paese, con appelli e manifestazioni. I suoi timori, purtroppo si sono rivelati fondati e lo si capisce anche dal tono di voce con cui ci ha raccontato al telefono questo terribile dramma.
Domanda inutile forse, ma come sta? So che precedentemente non era riuscita a sentire i suoi familiari in Ucraina. Novità al riguardo? E se sì, come stanno?
Sto davvero male e faccio fatica a dormire, ma non posso e non devo mollare. Vi auguro di non vivere mai una situazione così drammatica. Nessuno precedentemente aveva creduto a tutto quello che la nostra associazione raccontava sui profili social, eppure eccoci qua a fare i conti con un pericolo che non riguarda da vicino solo l’Ucraina, ma l’Europa e il mondo intero. Non sono riuscita direttamente a sentire la mia famiglia, ma ho avuto notizie positive sul loro stato di salute e almeno su questo, sono contenta.
Vi aspettavate un attacco così pesante?
Una persona normale e sana di mente, non può immaginarsi una brutalità di questa portata. Mi aspettavo delle ripercussioni, certo, ma graduali. Eppure sono arrivati fino ai Carpazi, in quella che sembrava la zona più sicura perché tipicamente popolata da ucraini. E’ una lotta questa che va avanti dagli anni duemila, con lo scopo di ripristinare l’Unione Sovietica nel mondo, senza l’idea del socialismo di una volta. Nella sfortuna, credo di poter dire che la pandemia ha salvato l’intero popolo ucraino per due anni, perché altrimenti questa guerra sarebbe iniziata ancora prima. Nel 2022, sapere che succedono ancora queste cose, ti fa capire come l’uomo dal passato e dalle atrocità delle guerre, non abbia imparato nulla.
C’è un racconto in particolare di questa guerra che, per forza di cose, le è rimasto in mente?
Ho quasi 50 anni e di cose nella mia vita, ne ho vissute parecchie eppure due cose mi sono rimaste in mente a tal punto da farmi perdere il sonno. La prima è la brutalità con la quale i Russi, hanno sparso sangue anche all’interno delle strutture ospedaliere: i centri dei donatori sono stati presi d’assalto e distrutti dai bombardamenti, così come i reparti di pediatria. Nessuno in guerra distrugge gli ospedali e loro lo hanno fatto coinvolgendo anche i bambini che si sono ritrovati a febbraio, con edifici senza vetri e con temperature al di sotto dello zero. Un altro caso? La cattiveria nei confronti anche degli animali. Anche l’Ecopark Feldam, a 500 km ad est di Kyviv, è stato bombardato.
Lei abita a Verona. Cosa prova a vivere questo momento a distanza? E’ più paura o frustrazione?
Non ho paura. Quella, l’avevo 8 anni fa quando è iniziato tutto. Ora ho solo tanta rabbia e tanti sensi di colpa per non essere stata abbastanza brava a convincere le persone a credermi su quello che stava accadendo. Se solo fossi stata più capace, i miei genitori e la famiglia magari sarebbero riusciti a scappare. L’unica cosa che mi manda avanti e non mi fa mollare è quella di farmi porta voce della comunità Ucraina. Provo davvero un senso di indignazione nei confronti di chi viola leggi e libertà umane al solo scopo di credersi potente, con un’arma tra le mani.
Tanta la vicinanza mostrata al popolo ucraino con manifestazioni di pace in tutto il mondo. C’è un modo in cui, da qui, si possono aiutare i cittadini ucraini?
Forse qualche settimana fa si poteva fare qualcosa in più. Ora invece, possiamo solo mostrare il senso più stretto di vicinanza ai miei connazionali e pregare affinché tutto questo finisca il prima possibile. Se servirà, raccoglieremo aiuti umanitari grazie alle associazioni, soprattutto cattoliche, che ci hanno sempre aiutato.
Cosa si augura per il futuro?
Mi auguro tante cose. In primis, che questo incubo finisca. Poi, la completa vittoria dell’Esercito ucraino con l’aiuto dei suoi alleati e la completa disfatta e ritirata della Russia. Ora, non dobbiamo distrarci e dobbiamo rimanere concentrati su quello che succede. Difficile giocare quando di fronte hai un avversario che sa solo barare e usare le armi. Siamo passati dalla paura alla determinazione nel resistere e nel ricordarci chi siamo. Il popolo ucraino non ha né paura, né angoscia.