

Si apre la riflessione sul futuro della Chiesa, tra nomi noti e nuovi equilibri
Anche se formalmente il Conclave non è ancora alle porte, la riflessione sul possibile successore di Papa Francesco è già iniziata. A renderla più che mai attuale è il fatto che 108 dei 135 cardinali elettori siano stati nominati proprio da Bergoglio, con una forte rappresentanza dell’ala progressista. Tuttavia, come insegna la storia della Chiesa, l’esito di un Conclave resta sempre aperto a sorprese e dinamiche interne complesse.
Tra i nomi più ricorrenti spicca quello del cardinale Pietro Parolin, 70 anni, vicentino e segretario di Stato vaticano. Figura di profilo alto, con una lunga carriera diplomatica, Parolin rappresenterebbe una continuità con l’attuale pontificato, pur con uno stile più riservato.
Altro papabile è Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della CEI, molto apprezzato per la sua sensibilità sociale e capacità di mediazione, in particolare nel conflitto in Ucraina. Tra gli italiani, si citano anche Claudio Gugerotti, attuale prefetto del Dicastero per le Chiese Orientali e già diplomatico di lungo corso, e Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, figura chiave in Medio Oriente.
Oltre i confini italiani, guadagnano attenzione l’arcivescovo di Marsiglia Jean-Marc Aveline, lo svedese Anders Arborelius, il maltese Mario Grech, segretario del Sinodo, e Peter Erdo, cardinale di Budapest.
In Asia, i più accreditati sono Luis Antonio Tagle, filippino, ex arcivescovo di Manila e volto carismatico del cattolicesimo riformista, e Charles Maung Bo del Myanmar. Dall’Africa si fanno avanti Peter Turkson, già prefetto del Dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale, e il congolese Fridolin Ambongo, voce autorevole e ascoltata della Chiesa africana.
Il mosaico dei papabili è ampio e rappresentativo di una Chiesa globale, in cui i futuri equilibri potranno spostarsi non solo lungo le linee teologiche, ma anche geografiche e culturali. In attesa del Conclave, il mondo cattolico osserva, riflette e prega.