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ANELITI DI POESIA di casa nostra

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l'APPUNTAMENTO del lunedì... tra Proverbi & Poesie

PROVERBIO DIALETTALE
di Helga El Morbin da Sandrà

- il maschilismo nei proverbi dialettali veronesi -

La dona la tira l’omo ando’ la ‘ol, co’ la ponta del nissòl
Ma anche con un sorriso o con uno sguardo dolce… si potrebbe aggiungere, ma qui, nell’adagio scelto, il riferimento all’eros e quindi al letto, è molto più diretto e meno romantico. La donna, in sostanza, potendo appagare il marito ne può trarre ampi profitti, soprattutto se le richieste vengono formulate approfittando di tale situazione. Quindi non c’è ragione che tenga o logicità che comandi: le armi femminili vinceranno comunque e in ogni momento sulla granitica razionalità. Questo il destino o forse la condanna del maschio. Poi, a cose fatte, ecco riapparire il lume della ragione che dimostrerà magari l’errore commesso, ma si sa, come diceva Pascal, il cuore ha delle ragioni che la ragione non conosce, e questo viene confermato ancora e sempre più anche nei nostri giorni, così orgogliosamente e a volte irragionevolmente tecnologici: la donna mena il marito – o il compagno – dove e quando vuole anche solo alludendo o sottointendendo… con la punta del lenzuolo, appunto… ma tant’è!

Calinverna

(di Lucia Beltrame Menini)

L’è rivà la calinverna,
par cusire on sorafilo
co’ angonare de lanterna,
disegnando de profilo

i oridèi de le vaneze,
ricamando sora i peri
telarine fate a treze
che se spèja drento i veri.

Me ricordo tenpo indrè
so ’l stradon longo el paese,
dove in corsa o a capriolè
traversava ’nca le sése.

’Lora ghéa sì e nò set’ani,
me paréa na maraveja
da scoprire longo i ani
quan’ che fusse stà pi sveja.

Chel pizeto bianco-late
sora ’l prà del cimitero
drento i busi de la rete
so ’l tabaro bianco e nero

de la tera indormenzà,
lo rivedo stamatina,
oci e boca spalancà,
nel me zugo da butina,

sora i àlbari de scola
sul ricamo taconà
-le buganze color viola-
sora a on fero rizolà.

Che ciuciade, calinverna!
I me lavri i se slatava
con chel’aqua madreperla
che savéa da zucamara.

Lì restava come on oco
a guardar stele de néve,
incantà par un bel toco
fin che indosso ghéa la fréve.

Quando ’l fredo smorsegava
su i diaoleti de la man,
mi capéa che bisognava
far ritorno al fogolar.

Nel caldin de la me casa,
calinverna, te zercava
sora i veri, fati a raza,
tra i cristài che se formava.

E ne i oci immagatè
drento ’l core de butela
me restava on nonsoché
na magìa, na fòla bela…


dal libro “A pié descalzi”

E' BASTÁ UN CLIC

(di Rosanna Ruffo)

Caro Berto,
Ti che te guardi de sotofoia,
Da ’n canton de strada
’Na piassa co i so piasaròti,
Incoloria da reciami de óse,
Te spolvari l’ocio par tegnar
Controlà ci spasesa e
El solito vilan che strolica
Come sacagnàrte.
’N dì i te gà destacà ’n deo,
’N’altro el baston, i cani i te
Pissa sul sòcolo, i omeni
I se posta a sponsar e ti… ti,
Te tasi parchè lamentarse
No val la pena, tanto iè pochi
Quei che sa ci te eri e pensar,
Che co le to parole, te ghè
Incantà tuta Verona.
Parole, che se sparpaiava par
Le strade come l‘eco ne la val,
Fasendo végnar, la peldòca.

Anca se maltratà, te speti li…
Sul canton, te speti… che
Calchedùn te fassa ’na riverensa.
L’è stà ’na machina fotografica
Che inmortalandote la ta dà lustro
E la foto incornisà la incuriosio
La gente e mi, g’ò contà ci t’eri…
“Berto Barbarani el poeta che
El g’à messo in versi el so
Grande Amor par Verona”.

La poesia dedicata a Berto Barbarani è stata premiata al concorso "Poesia nel Parco 2017"
edita nell'antologia a cura dell'associazione culturale FUORI CIRCUITO di San Martino B.A. con il patrocinio del comune assessorato alla cultura.

PROVERBIO DIALETTALE

di Helga El Morbin da Sandrà

Co’ le done gavea en testa el cocon te spetava sempre sul fogo el minestron, adeso che le va a laorar te speta tuti i piati onti sul seciar

Un tempo la donna, quando portava la crocchia o chignon, stava praticamente sempre in casa. In casa ad “arlear i fioi”, a preparare da mangiare per il marito al ritorno dal lavoro, a pulire e a rammendare… Ma sono cinquant’anni che la società si è evoluta e quindi anche i proverbi debbono tenere conto del cambio delle abitudini e non solo quelle relative all’acconciatura. L’adagio proposto lo fa in modo amaro: mentre prima “el paron de casa” trovava sempre il cibo caldo sul fuoco, ora, quando torna dal lavoro, è più facile che trovi invece ad aspettarlo solo i piatti da lavare. Segno questo non solo della perdita completa del ruolo di un tempo ma anche della rassegnazione davanti a figure muliebri moderne che risultano nettamente diverse dalle loro congeneri passate (e per forza di cose, aggiungerei). Resta il fatto che sia un duro attacco alla vecchia e, forse, condita da rimpianto, disparità tra maschi e femmine, è vero, ma, a volte, risulta essere proprio la fotografia impietosa di quello che succede in casa, quando il marito è al secchiaio a lavare i piatti e la femmina sul divano a guardare il telefonino… Ma si sa, i tempi cambiano e i proverbi vi si adattano in fretta senza mezzi termini…

 

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