I neurologi: “Rinunciare impoverisce linguaggio e cervello”.
Oggi 23 gennaio, si celebra la Giornata mondiale della scrittura a mano (World Handwriting Day), una ricorrenza nata per richiamare l’attenzione su un gesto antico e fondamentale, oggi sempre più messo in secondo piano e spesso affidato alle tastiere e agli schermi. Questa giornata invita a fermarsi e a interrogarsi sul valore del gesto che per secoli è stato naturale e quotidiano, ma che oggi è sempre meno diffuso, soprattutto tra i giovani. Diversi studi dimostrano che scrivere a mano attiva di più il cervello e aiuta a imparare, sviluppa la concentrazione e la creatività, combatte la ‘digital fatigue’ e permette di memorizzare meglio le informazioni. Scrivere con carta e penna, in un mondo ampiamente digitalizzato, non è solo un vezzo del passato, ma un esercizio di manualità e pazienza per focalizzare il pensiero, troppo spesso distratto dal bombardamento di immagini in movimento. Scrivere a mano “è un’attività che stimola lo sviluppo mentale e migliora il controllo motorio, la destrezza e anche l’organizzazione del linguaggio”, ha spiegato Alessandro Padovani, direttore della Clinica Neurologica dell’università degli Studi di Brescia. Per il past president della Società italiana di neurologia (Sin), così “come l’esercizio fisico, la scrittura a mano mantiene il cervello attivo e sano, allenando la concentrazione e la coordinazione oculo-manuale, e incrementa lo sviluppo di aree cerebrali”.