

Nella medicina di gruppo veronese, il 55% dei dottori non ne fa parte
Prosegue la situazione scomoda della sanità che deve fare i conti con la carenza dei medici di base nel territorio veronese e non solo. In più, la burocrazia italiana di certo non aiuta a risolvere queste criticità. Nelle vicine Emilia Romagna e Lombardia, i governi regionali hanno già pensato a nuove strategie, come l’utilizzo di studenti in medicina, ma non solo. In Lombardia, ad esempio, sono previsti affitti agevolati nelle case popolari per chi apre ambulatori medici, mentre in Emilia, per i medici con incarichi provvisori, è stato riconosciuto lo stesso stipendio assegnato ai medici titolari. Ma andiamo a vedere meglio nel dettaglio la situazione in città e nella provincia veronese: meno della metà dei dottori di base scaligeri lavora in un contesto di medicina di gruppo. Percentuale che si abbassa ancora al 15%, quando invece si parla di medicina integrata. Il 28% invece, lavora singolarmente. Numeri troppo bassi visto il momento, dove a farne le spese è la popolazione più fragile, ovvero quella anziana. L’ultimo provvedimento ministeriale con il Pnrr, assegna alle medicine di gruppo il ruolo di Case di comunità ‘spoke’, ogni 40-50 mila abitanti. Idea giusta, ma impossibile da realizzare a Verona, proprio per la carenza di personale sanitario.