

Un’analisi storica, presente e futura
Dal 2014 la popolazione del Veneto risulta in diminuzione, per effetto della componente naturale (differenza tra nascite e decessi) sempre più negativa e non più controbilanciata dalla componente migratoria. La riduzione della natalità ha una componente storica che perdura da tempo e ha carattere nazionale: dopo il baby-boom degli anni Sessanta si osserva un primo baby bust, ovvero la fase di forte calo della fecondità, con un tasso che in Veneto arriva ai minimi storici di 1,07 figli per donna nel 1994. La ripresa successiva a partire dagli anni Duemila è dovuta principalmente all’apporto positivo dell’immigrazione, con l’ingresso di popolazione giovane e con una maggiore propensione a fare figli rispetto alle donne italiane e il culmine viene raggiunto nel 2008. Una dinamica che si è verificata anche in molti altri paesi europei. Facendo un focus sugli anni pandemici, il calo delle nascite registrato nel 2020 e nel 2021, non è dunque dovuto solo alla pandemia, tuttavia, questa ha svolto un ruolo significativo nelle scelte di concepimento delle coppie. Nel 2020, i primi 11 mesi dell’anno mostrano una diminuzione complessiva delle nascite del – 4,7% rispetto alla media degli stessi mesi dei due anni precedenti. A Dicembre, invece, la contrazione balza al -11,4% e prosegue nel gennaio 2021 con -16,6%, Marzo-Aprile segnano un lieve recupero ma tra giugno e ottobre 2021, in corrispondenza dei concepimenti nella seconda ondata epidemica, si registrano di nuovo contrazioni superiori al -7%. A Dicembre, tuttavia, sembra verificarsi un recupero dei concepimenti posticipati, con un dato positivo di +4,4%. La situazione nel territorio è diversificata, con Rovigo e soprattutto Verona che, nell’ultimo anno, segnano perdite più significative a livello regionale, mentre Vicenza risulta in controtendenza, guadagnando nati e confermando livelli di fecondità tra i più elevati in Regione. Le previsioni della popolazione residente nei prossimi trent’anni rappresentano uno scenario critico di continua decrescita per il Veneto, come d’altronde in Italia. La Strategia Regionale per lo Sviluppo Sostenibile individua nell’incremento della natalità uno degli ambiti di miglioramento della sostenibilità sociale. E’ opportuno richiamare che diversi studi ormai confermano il ruolo che l’incertezza lavorativa e la conciliabilità vita-lavoro hanno sulle intenzioni di fecondità.