

L’uomo, venne perseguitato e a soli 36 anni, venne fucilato con l’accusa di spionaggio e atti terroristici contro i membri dello Stato Sovietico
La guerra del Donbass tra Russia e Ucraina, fa riecheggiare nella memoria dei cittadini di Zevio le vicende del concittadino Pompeo Nale, perseguitato da Mussolini e fucilato da Stalin nel 1938, con l’accusa d’essere una spia del Duce. Pompeo, credeva fortemente nel socialismo, ma fu accusato di essere un controrivoluzionario. Lavorava negli stabili chimici del Donbass, in Ucraina, e si occupava della costruzione di teleferiche per estrarre il carbone. Pompeo, nelle lettere che mandava alla famiglia in Italia, raccontava di essersi acculturato, di guadagnare un buon stipendio e di andare in ferie a spese dello Stato Sovietico. Parlava di una società giusta, ma a soli 36 anni, dopo essere stato incarcerato e torturato, venne fucilato con l’accusa di aver partecipato ad un’organizzazione controrivoluzionaria-spionistica ritenuta responsabile di atti terroristici, contro membri dello Stato sovietico. La vedova dell’esule, ricevette il certificato di morte del marito, un anno dopo.