

Un’opera per loro insostenibile e che banalizzerebbe il paesaggio montano, riducendolo a luogo per divertimento da baraccone
L’idea di creare un ponte tibetano da record fra Sant’Anna d’Alfaedo e Grezzana, sembra del tutto insostenibile a causa dell’importanza invasiva dell’opera, che banalizzerebbe il paesaggio montano, riducendolo a luogo per divertimento da baraccone. A dirlo, il Cai, il Club Alpino che dice ‘no’ all’idea del ponte ciclopedonale che diventerebbe anche il più lungo (470 metri) e il più alto (170 metri) d’Italia. Il motivo della bocciatura? Dopo due anni di pandemia, una guerra e con una crisi climatica, il ponte da record viene proposto come attrazione turistica in grado di dare slancio alle economie locali, ma va ricordato secondo il Cai, che per accedere alla struttura bisognerà scavare una galleria nella roccia per costruire parcheggi per bus e auto. Il tutto a pochi passi da un monumento naturale come il Ponte di Veja. Un turismo quindi mordi e fuggi per loro, che manomette il paesaggio solo per creare una nuova attrazione. Anche la montagna ha bisogno di sicurezza e tutela perché è vero che ciò che ci troviamo di fronte oggi è tutta opera dell’uomo, ma dell’uomo saggio e che ha cuore l’ambiente che lo circonda.