

di Marco Bertagnin
La riforma della magistratura che infiamma le cronache come gli incendi bruciano la boscaglia californiana è fatta da pochi articoletti, diciamo otto, facilmente comprensibili. E’ una riforma semplice semplice, che, come tutte le cose semplici, ha mandato fuori di melone un certo numero di magistrati molto chiassosi. Questi, si desume dal loro agitarsi, avevano scordato che nella vita le cose possono cambiare e che l’ordinamento giudiziario avrebbe potuto, un giorno, essere modificato. Visto il loro altissimo ed incomparabile profilo culturale e di competenza giuridica, nessuno avrebbe osato mettere in discussione un solo lemma dell’ordinamento giudiziario. Quel giorno è arrivato e mi stupisce il loro stupore. “Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde se stesso?”. Questo avevano dimenticato gli eccellentissimi signori magistrati che, per umana debolezza, avevano trasformato il CSM in una conventicola cioè, secondo la definizione della Treccani, un’accolta di persone che perseguono un fine comune ma con intenti settari. Le correnti e quant’altro sono questa roba qua. Lo sclero è frutto della novità costituita dai due Consigli superiori, dall’istituzione dell’Alta Corte disciplinare ma soprattutto dai componenti estratti a sorte. Cari cittadini, siete avvisati: quando sentirete gridare allo scandalo, perché la riforma sottoporrà la magistratura alla politica, tirate una pernacchia. Comprendo umanamente sotto il profilo antropologico il disappunto dei signori magistrati che sponsorizzano il NO. E’ un loro diritto. Essi, peraltro, hanno l’opportunità di prorogare l’attuale stato delle cose attraverso il referendum, confidando in un bel NO prevalente da parte degli elettori. Nel mio piccolissimo, cari cittadini, lo spunto ve l’ho dato benchè votare SI’ o votare NO dipenda soprattutto da una propensione naturale della propria anima, poiché noi non siamo ciò che vogliamo. Prova ne sia il fatto che, qualche giorno fa, un tizio, molto sicuro di sé e sempre ben informato, demonizzava la disposizione circa il sorteggio dei membri del Consiglio. Io l’ho ascoltato ma non aveva capito niente e sparava cazzate. L’ho salutato perché sarebbe stato inutile contraddirlo, fiato sprecato. Nemmeno la resurrezione di un morto gli avrebbe fatto cambiare idea. Ma è così sin dai tempi del ricco Epulone.