

A cura di Claudio Gasparini
Dalla Specola di Firenze alle passerelle dell’alta moda sostenibile, il percorso di Silvia Marchese unisce anatomia, botanica e creatività. Silvia si svela attraverso la sua storia di talento, passione e rispetto per la natura. Nata a Taranto da madre molisana e padre lucano, ha vissuto fino a diciotto anni in Basilicata prima di eleggere Firenze a cuore pulsante della sua evoluzione artistica. Il suo cammino di formazione affonda le radici nell’Accademia di Belle Arti, intrapresa dopo un severo esame di ammissione. Spinta da un amore viscerale per l’anatomia umana, ha approfondito lo studio del corpo osservando e disegnando le celebri riproduzioni in cera dell’apparato muscolare al Museo della Specola e studiando le ossa vere alla facoltà di medicina di Careggi. Dopo una temporanea interruzione degli studi, Silvia ha saputo reinventarsi con determinazione, iscrivendosi a una scuola di estetica. In tre anni ha conseguito la qualifica professionale, appassionandosi ai trattamenti e alla medicina cinese fino a studiare lo Shiatsu, disciplina che continua a praticare. Per mantenersi durante la formazione ha affrontato un’intensa gavetta lavorando come commessa, cameriera, insegnante in una scuola di ayurveda e massaggiatrice a domicilio e in Spa, spesso svolgendo più mansioni contemporaneamente. Oggi Silvia è l’anima creativa e la forza propulsiva di ‘Cuorofilla’, un progetto ecosostenibile nato circa un anno e mezzo fa che trasforma la stampa botanica e l’ecoprint in capi di alta moda unici. Quella che era nata come curiosità hobbistica si è estesa a ogni aspetto della sua vita professionale. È un lavoro che richiede lentezza e rispetto della stagionalità: «Non tutti i mesi sono generosi, per questo sfrutto l’abbondanza della primavera e della estate per realizzare altri progetti con tecniche diverse con foglie congelate o essiccate. È impagabile la gioia che si riflette negli sguardi di chi decide di indossare la natura… e di conseguenza una creazione Cuorofilla», racconta con entusiasmo, puntando a una sostenibilità totale che integra biomateriali e terra cruda. Il mantra che l’accompagna racchiude la sua filosofia: «Non sempre faccio quello che amo, ma amo sempre quello che faccio… e adesso posso dire che faccio davvero tutto ciò che amo». Un messaggio potente che si chiude con un invito universale: «Non è mai troppo tardi per essere felici. Ognuno di noi ha il diritto e il dovere verso se stesso di trovare il suo ikigai».