

“È bastata una singola parola fuori dal coro progressista per scatenare il solito, prevedibilissimo linciaggio mediatico. L’ultimo a finire nel mirino della polizia del pensiero è stato il vicepremier Antonio Tajani, letteralmente sommerso da insulti e ironie per aver espresso un concetto di assoluto buon senso: preferire la ragazza “con le gonne un po’ più lunghe”, simbolo di serietà, affidabilità e stabilità per chi vuole costruire una famiglia. Apriti cielo. Le opposizioni hanno immediatamente rispolverato il logoro copione del ‘sessismo da Medioevo’ e i social si sono riempiti di selfie provocatori in minigonna, in un riflesso pavloviano ormai grottesco. Eppure, l’idea di Tajani esprime un valore intramontabile: la ricerca della concretezza contro il vuoto cosmico dell’apparenza. Il suo non era affatto un attacco alle donne, ma un elogio sacrosanto della sostanza sulla superficialità. In una società liquida e malata, dominata dal narcisismo di Instagram e dalla gratificazione istantanea, Tajani ha semplicemente ricordato una verità che qualunque padre di famiglia sottoscriverebbe: per costruire un futuro a lungo termine servono maturità e affidabilità, non la mercificazione del corpo o la caccia a un partner benestante da cui farsi mantenere a suon di scatti sensuali. Ma il vero capolavoro di ipocrisia si consuma sul fronte del femminismo militante. È mai possibile che queste pasdaran del progressismo si straccino le vesti per una metafora sulla lunghezza della gonna, e poi si chiudano in un silenzio assordante e complice davanti alla cultura islamica, dove le donne sono letteralmente costrette a coprirsi dalla testa ai piedi? Lì il ‘Medioevo’ non esiste più. Lì l’oppressione reale e sistematica viene magicamente derubricata a “libertà culturale” o “scelta religiosa” da tollerare in nome del multiculturalismo. Questo doppio standard è la prova schiacciante di un’ideologia totalmente accecata dal pregiudizio: un femminismo da salotto che preferisce accanirsi contro le tradizioni occidentali pur di non disturbare il dogma dell’accoglienza, sacrificando i diritti reali delle donne sull’altare del politicamente corretto”Gianni Toffali