

Nel centro abitato di Caprino Veronese.
L’emergenza legata alla presenza di fauna selvatica sempre più aggressiva non riguarda solo la Lessinia ma si estende anche nella zona del Monte Baldo dove, oltre a fare i conti con l’inquietante presenza dell’orso, non si contano più le predazioni da lupo. L’ultima in ordine di tempo ha coinvolto il gregge di Alessandro Pachera che in soli dieci giorni dal rientro dei suoi duemila capi dall’alpeggio di Novezza si è visto dilaniare mortalmente dodici esemplari tra pecore adulte e agnelli nella zona di Caprino Veronese. L’allevatore ha messo in atto tutti i sistemi di prevenzione previsti: la proprietà è infatti dotata di recinto elettrificato alto 1,5 metri e di quattro cani da pastore maremmani addestrati. Ciononostante, i lupi sono riusciti a saltare la recinzione e a compiere la razzia, in barba a qualsiasi ostacolo messo a protezione del gregge. A complicare ulteriormente il quadro sul Monte Baldo s’inserisce il recente riscontro della presenza di esemplari di orso – sono ormai molti gli avvistamenti tra Ferrara di Monte Baldo e Brentino Belluno – oltre alla piaga mai risolta dei cinghiali, che continuano a devastare pascoli, colture e terreni di fondo valle. «La presenza incontrollata della fauna selvatica sulle nostre montagne – interviene Alex Vantini, presidente di Coldiretti Verona – è diventata una piaga insostenibile che sta mettendo in ginocchio la tenuta economica e sociale dei territori montani. Non possiamo accettare che gli allevatori, pur applicando con ingenti sforzi tutte le misure di prevenzione prescritte, non abbiano ancora risposte concrete da parte della politica».