

Etichette nazionali ma prodotti esteri.
In occasione della mobilitazione al Brennero, Coldiretti ha allestito anche un tavolo simbolico per denunciare gli effetti distorsivi della normativa sull’ultima trasformazione sostanziale, che consente di ‘italianizzare’ prodotti esteri con semplici lavorazioni. Un’iniziativa concreta per mostrare ai cittadini consumatori come, dietro etichette apparentemente nazionali, si nascondano in realtà materie prime provenienti dall’estero. Sul tavolo sono stati esposti casi emblematici di questa pratica, che altera la trasparenza del mercato e penalizza gli agricoltori italiani. Dalle fettine di pollo sudamericano trasformate in crocchette di pollo ‘italiano’, al coscio di maiale olandese che diventa prosciutto italiano perchè salato nel nostro Paese. E ancora la cagliata proveniente dall’Ucraina che, una volta lavorata, si trasforma in mozzarella italiana, uno dei prodotti della nostra dieta mediterranea. Non mancano i carciofi egiziani, lavorati e venduti come carciofi sottaceto italiani, così come le arance sudafricane che diventano succhi di frutta ‘italiani’ perchè trasformati in Italia. Fino al caso del grano canadese, trasformato in pasta italiana, simbolo per eccellenza del Made in Italy, mettendo a rischio anche la salute dei consumatori per la presenza del glifosate. L’obiettivo è garantire trasparenza reale sull’origine dei prodotti e per questo c’è richiesta di etichettatura europee per difendere il reddito degli agricoltori e tutelare il diritto dei cittadini a scegliere consapevolmente ciò che portano in tavola.