Chikungunya e Dengue sempre meno ‘solo’ tropicali.
Il 2025 sarà ricordato in Veneto anche come l’anno del primo focolaio autoctono di chikungunya: 69 i casi di infezione in persone che non si erano recate di recente all’estero, tutti nel Veronese. E il nostro non è stato l’unico cluster in Italia: 384 casi si sono registrati anche a Carpi e 2 a Bologna. A dimostrazione che le malattie tropicali neglette (NTDs-Neglected Tropical Diseases), di cui fa parte la chikungunya, non sono solo una questione delle aree tropicali, ma una realtà che ci riguarda da vicino. Nessun allarmismo, ma la massima attenzione affinché queste infezioni non si radichino anche nelle nostre zone, diventando un possibile problema di salute pubblica è il messaggio da parte degli esperti dell’Ospedale di Negrar, Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico per le malattie infettive e tropicali, in occasione della Giornata mondiale delle malattie tropicali neglette indetta dall’OMS il 30 gennaio. “Insieme alle persone e alle merci – dicono gli esperti-, viaggiano anche i virus, batteri e parassiti. I cambiamenti climatici hanno creato ambienti favorevoli per la permanenza e la proliferazione di vettori, come la zanzara tigre, che trasmette sia la chikungunya che la dengue”.