La tragedia di San Silvestro.
«Da giorni siamo investiti della tragedia consumata la sera di S. Silvestro. Stiamo parlando di una nota località sciistica della Svizzera, luogo del fatto. Il teatro, la capiente sala disco seminterrata di un grosso edificio. Sono molte le vittime, in special modo giovani e o giovanissimi, tra cui anche italiani. Numerosi i feriti, anche gravi, tutti vittime dell’incendio sviluppatosi ad ora del brindisi. E per banale imprudenza. Par di capire che il luogo di villeggiatura ha appartamenti di seconde case, frequentati nei periodi di vacanza. Forse uno dei motivi della presenza singola di ragazzi, arrivati in gruppo, non accompagnati dai genitori. La reazione ai fatti, è stata annunciata dalle autorità locali, con prudenza e formalismo. Seguita a breve dalla consapevolezza della realtà sempre più drammatica e pesante. Decine di morti bruciati, un centinaio di feriti ustionati. Corpi da recuperare e identificare con difficoltà. Subito ho pensato alle norme di sicurezza cui sono soggetti i locali di pubblico spettacolo, italiane, che sono restrittive e rigorose. Un locale della capienza stimata di 300 persone come quello in oggetto, con pareti ignifughe, penso dovesse essere protetto da un impianto automatico antincendio, integrato da un numero congruo di estintori a polvere. E ovviamente uscite di sicurezza accessibili, adeguate, libere e ben segnalate. Buon senso in genera consiglia anche la presenza di vigilantes, in servizio dentro e fuori il locale. Stiamo a vedere se l’altezzosa Svizzera è un luogo comune. Superato l’aspetto tecnico, non si riesce a capacitarsi della leggerezza dei frequentatori, giovani dai quindici anni in su, non accompagnati. Si consideri anche l’ottusa spavalderia del momento. Nessun adulto in sala? Sapevano i genitori del figlio minorenne in discoteca per festeggiare l’ultimo dell’anno? Che esperienza del mondo reale hanno questi ingenui ragazzini di oggi? Viziati e stanchi di tutto? La mia generazione era educata, se non spaventata, dalle raccomandazioni dei genitori sui potenziali pericoli fuori dalla porta di casa. E anche a scuola si ricevevano consigli obbligati. Oltre a qualche bacchettata. Ma qui stiamo parlando del contesto di un ‘nuovo mondo’, dove i modelli educativi a confronto sono diametralmente opposti. E diversa la concezione della centralità educativa della Famiglia. Alla fine rimangono gli odori, le strazianti immagini dei corpi irriconoscibili e muti, lo sgomento dei genitori, nonni, fratelli amici accorsi per il riconoscimento. È una ferita umana e affettiva profonda e incancellabile, con luci introvabili per il futuro. Quadro allarmante, di sbandamento diretto e indiretto. Consigli non ce ne sono, momentanei anche quelli degli psicologi messi a servizio. Forse la preghiera è ancora l’unica ancora di salvezza».Francesco Marchiori