La Riforma della Giustizia
Di Marco Bertagnin
Affidare ai cittadini tramite l’istituto del referendo una questione tecnica complicata come la cosiddetta Riforma della Giustizia, sponsorizzata dal Ministro dott. Nordio, è una delle tante perle della nostra Costituzione che un giurista inglese definiva la peggiore del mondo. Ma si sa che gli inglesi, primo fra tutti W. Churchill, ci hanno sempre considerato dei subumani. Che cattivoni! Di vero c’è che, come amava qualificarla Cossiga, la nostra Costituzione è la piccola Yalta e cioè frutto dell’accordo tra comunisti e democristiani in chiave antifascista. In ogni caso, i suoi mille freni prevedono, in casi come quello in questione, di sottoporre agli elettori, in modo decisivo, la suddetta legge di riforma costituzionale. Niente di più balengo poiché per avere un’idea obiettiva su temi così specifici occorrerebbe anzitutto leggersi il testo normativo e comprenderlo. Ora, chi sono quelli che hanno il tempo, la voglia e gli strumenti cognitivi per affrontare la lettura e farsi un’idea fondata che sfugga alle suggestioni emotive iniettate dall’esterno? La conclusione, pertanto, è che la riforma, per il 99% degli aventi diritto al voto, finisce in politica e cioè a torte in faccia, nella più classica tradizione italiana dello scontro tra tifoserie di destra e di sinistra. Che barba, che noia. Da un lato, abbiamo la sinistra che sbraita allo scandalo antidemocratico e che ci ricorda la famosa canzone di Lucio Dalla secondo cui ogni dramma è un falso; dall’altro lato, abbiamo la destra che replica “non è vero”, per queste e queste altre ragioni. In mezzo si piazzano gli elettori che, come dei fanciulli, guardano dal basso i genitori litigare tra di loro. I componenti della magistratura dovrebbero tacere ed assistere tranquilli. E invece si agitano, per fortuna non tutti. La vita è breve ed ogni attimo è regalato, dunque, i più esuberanti si calmino, perché tanto, prima o dopo, finiamo tutti al camposanto. Ciò premesso, il mitico popolo sovrano ha in sé una saggezza e una scelleratezza di fondo che non ci devono né sorprendere né stupire. Vedremo, dunque, che cosa esso sancirà. Nella presente occasione, è bene ricordare che il ‘sì’ è sì alla riforma mentre il ‘no’ è no alla riforma. Almeno su questo ci si intende. Sorrido, mio malgrado, con rassegnato disincanto al fatto di rimettere la cura del malato nelle mani di un referendo: trasfusione ‘sì’ o trasfusione ‘no’, perché la trasfusione ‘sì’ è di destra e quella ‘no’ è di sinistra. A mio avviso, quel povero malato è spacciato. Chiamate un medico o il becchino … “Che Iddio protegga la Patria, viva l’Italia, viva la Repubblica”.