

Di Marco Bertagnin
Questa vuole essere soltanto una nota di colore. Credetemi, non c’è schieramento. L’attività politica evolve col tempo e cambia in rapporto al cambiamento della società e della storia. Essa è necessaria ed è nella natura delle cose. E’ un’attività di alto valore sociale imprescindibile. La politica è l’essere umano. L’Impero romano, nella Scritture, rappresenta la storia universale e l’impero altro non è che la politica degli uomini. Detto questo, passiamo alla pitturata di fresco. Le nostre elezioni regionali sono alle porte ed i partiti sono pronti a suonarsele di brutto. Ciò è scontato. Oggi, però, vediamo qualcosa di particolare. Vediamo che la prassi è quella di calare dall’alto un candidato praticamente sconosciuto, che il Machiavelli chiamerebbe un servo, il quale, con disinvoltura attorea, di bell’aspetto e con l’eloquio fluente, si pone al suo elettorato come se fosse un vecchio amico o una vecchia conoscenza. Ma chi te conosce, verrebbe da dire alla romana. Però tant’è e tu, tra capo e collo, ti ritrovi travolto da una campagna elettorale altisonante atta a convincerti che il signor nessuno è il futuro miglior candidato presidente che possa esserci e che, addirittura, è stato designato da te e non dal re. Il tale, peraltro, si vanta magari di avere fatto il Sindaco di un Comune della Regione. Caspita, neanche avesse fatto il Presidente degli Stati Uniti, nel qual caso potrebbe vantare una certa notorietà. Insomma, v’è questa abitudine di far scendere dalle sfere celesti il candidato del partito ics o del partito ipsilon che, al massimo, è conosciuto dai quattro gatti del suo Comune. Diciamo che siamo un po’ tornati alla cerimonia medioevale d’investitura del cavaliere col piatto della spada sulla spalla. Amen, prendiamo atto anche di questo. Quanto ai Presidenti regionali uscenti, questi, invece di andarsene da gran signori, si comportano come botoli ringhiosi a causa del patìto avvicendamento e della perdita del potere. Ti poni così la stessa domanda che pose la Fallaci ad un amico, mentre in auto si recavano a visitare un capo vietnamita che sparava alla testa dei nemici del popolo, e cioè se sia il potere a corrompere moralmente una volta conquistato o se sia chi è corrotto moralmente a cercare il potere e la sua conservazione. Chi può saperlo; forse sono un po’ tutte e due le cose. O forse nessuna. La vita è così complicata …Votate ‘bene’, dunque, come ammoniva mio povero zio democristiano.