

Condannati 11 manager, 141 anni di carcere
Dopo sei ore di camera di consiglio e quattro anni di processo, la Corte d’Assise di Vicenza ha emesso il 26 giugno la sentenza sul caso Miteni, condannando 11 manager per avvelenamento delle acque, disastro ambientale e bancarotta fraudolenta. Le pene complessive ammontano a 141 anni, con condanne da 2 anni e 8 mesi fino a 17 anni e 6 mesi. Quattro imputati sono stati assolti. Più di 300 parti civili, tra cui la Regione Veneto, dovranno essere risarcite.
Il processo, il primo del genere in Italia e in Europa, ha riconosciuto le responsabilità per l’inquinamento da Pfas che ha contaminato l’acqua in un’area di oltre 190 chilometri quadrati tra Vicenza, Verona e Padova.
Il commento delle istituzioni
«Un passaggio fondamentale per le comunità colpite», ha dichiarato il presidente del Veneto Luca Zaia, ricordando il ruolo della Regione nel segnalare l’inquinamento già nel 2013 e nel mettere in atto interventi di emergenza e piani di sorveglianza. Alla Regione è stato riconosciuto un danno superiore a 6,5 milioni di euro. L’assessore Gianpaolo Bottacin ha sottolineato la necessità di limiti nazionali chiari sui Pfas: «Non possiamo fermarci qui, serve un quadro normativo certo». L’assessora alla Sanità Manuela Lanzarin ha ricordato l’impegno del Veneto nei piani di sorveglianza e biomonitoraggio: «La nostra risposta è stata riconosciuta dall’Iss come esempio di sanità pubblica».