

Cala il sipario sull’era Zaia
La Commissione Affari Costituzionali del Senato ha respinto l’emendamento della Lega sul terzo mandato per i governatori regionali. L’emendamento, legato al ddl sul numero di consiglieri e assessori regionali, puntava a consentire un quarto mandato a Luca Zaia, presidente del Veneto dal 2010. Il governo si era rimesso al parere della Commissione. Alla fine i contrari sono stati 15, i favorevoli 5 (tra cui Lega, Autonomia e IV) e 2 gli astenuti, entrambi di Fratelli d’Italia. Il centrodestra ora deve scegliere il nuovo candidato per le regionali, mentre nel centrosinistra la corsa sarà guidata da Giovanni Manildo, ex sindaco di Treviso. «Occasione persa per i cittadini» ha commentato Alberto Stefani, vicesegretario della Lega, che resta tra i nomi in corsa insieme a Raffaele Speranzon (FdI).
Il PD esulta: «La partita era già chiusa» ha detto il segretario regionale Andrea Martella, che accusa la destra di aver perso mesi inseguendo una battaglia di potere mentre il Veneto attendeva risposte su lavoro, sanità e ambiente. Anche Fratelli d’Italia ha difeso lo stop: per il senatore Sergio Rastrelli il divieto del terzo mandato tutela la corretta amministrazione ed evita eccessive personalizzazioni del potere. Sulla stessa linea Emanuele Crosato (FI), che auspica un candidato forzista e chiede una decisione rapida, facendo il nome di Flavio Tosi. Per Elena Ostanel (Il Veneto che Vogliamo) la bocciatura segna «la fine di un teatrino inguardabile» e sancisce la chiusura di un’epoca. «Ora si convochino subito le elezioni: il centrosinistra è pronto, con un programma nato dal confronto e dall’ascolto».