

Intervento di otto ore perfettamente riuscito
Per la prima volta l’Azienda ospedaliera di Verona ha eseguito l’impianto di un cuore artificiale Carmat, aprendo una nuova frontiera per la cardiochirurgia. L’intervento, realizzato lo scorso 26 marzo su un paziente veronese di 52 anni, è stato effettuato dall’équipe multidisciplinare coordinata dal professor Giovanni Battista Luciani. Il paziente, dopo oltre due mesi di degenza, è stato dimesso e prosegue ora la riabilitazione a Lonigo. Il dispositivo, di produzione francese e del valore di circa 200 mila euro, sostituisce interamente la funzione dei due ventricoli ed è indicato per i pazienti con insufficienza cardiaca biventricolare grave, in attesa di trapianto o non candidabili al trapianto. Il cuore artificiale riproduce il flusso pulsatile del cuore naturale e presenta valvole biologiche, sensori automatici e richiede una terapia anticoagulante meno aggressiva. L’intervento, durato oltre otto ore, ha coinvolto numerosi professionisti tra cardiochirurghi, anestesisti, perfusionisti, infermieri e fisioterapisti. All’intervento hanno collaborato, oltre al professor Luciani, il cardiochirurgo Livio San Biagio, il professor Leonardo Gottin per l’anestesia, Rocco Tabbì per la perfusione extracorporea, insieme al personale sanitario specializzato. Il caso è stato illustrato in conferenza stampa dalla direzione dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona, alla presenza del direttore generale Callisto Marco Bravi, del rettore dell’Università di Verona Pier Francesco Nocini e dei vertici sanitari e clinici coinvolti.