

Corpi mummificati rinvenuti in una villetta a Montericco
Nicola, uno dei due giovani, vive sui colli veronesi e si era già avvicinato al mondo dell’urbex da qualche mese. È stato lui il primo, a gennaio, a esplorare i dintorni della villa, sospettando da subito che fosse abbandonata. Nessun ingresso forzato, ma un accesso secondario e seminascosto. Davanti agli occhi, lettere ammucchiate all’ingresso, due auto ferme nel garage, finestre oscurate, e un dettaglio che lo ha colpito: mosche ovunque. La scena, a detta dei ragazzi, era straniante. Il primo sopralluogo si è concluso senza entrare. Ma l’interesse è rimasto, e dopo altre visite e l’incontro con Nicolò, hanno deciso di entrare insieme, accompagnati anche dalla fidanzata di uno dei due. “Tutto era immobile, come cristallizzato – raccontano – una lucetta esterna ancora accesa, ma dentro ragnatele, mosche, e un silenzio che faceva rumore”. L’odore acre li ha subito investiti. Avanzando tra le stanze, con la mascherina sul volto, i due si sono trovati davanti a una scena impossibile da dimenticare. In fondo al corridoio, il corpo dell’uomo riverso a terra, a pancia in giù. Poco dopo, al piano inferiore, la sagoma mummificata della donna, seduta su una poltrona. Avvolta ancora negli abiti da casa, era irriconoscibile. “Sembrava un manichino, ma c’erano i capelli. Non il volto, non la pelle. Solo l’idea di una persona”, hanno raccontato nell’intervista rilasciata al canale YouTube Urbex Squad. Sconvolti, i due ragazzi sono tornati sul balcone per prendere fiato. Poi, senza esitazione, hanno chiamato la polizia. Le forze dell’ordine sono arrivate poco dopo e, accompagnate da Nicolò e Nicola, hanno potuto accedere all’abitazione. Gli agenti della scientifica sono rimasti sul posto per ore, effettuando rilievi fino a tarda sera. “Non abbiamo avuto paura delle conseguenze – hanno detto i due esploratori –. Forse altri avrebbero fatto finta di niente, ma noi abbiamo sentito il dovere di intervenire. La polizia ci ha ringraziato: chissà quando li avrebbero trovati, ci hanno detto. E avevano ragione”. Un gesto di responsabilità che ha permesso di far emergere una vicenda altrimenti destinata, forse, a restare sepolta ancora a lungo nel silenzio di una villetta dimenticata.