

Questa sera al Camploy
Frankenstein o Il moderno Prometeo è il tessuto connettivo di questa ‘nuova creatura’ di Motus, storica compagnia di teatro di innovazione, celebre in tutto il mondo, fondata da Enrico Casagrande e Daniela Nicolò, che con una cifra stilistica fuori dal comune si confronta con temi dell’attualità, fondendo arte e impegno civile con una vocazione multimediale. A Verona portano un progetto che ridà vita all’inanimato, galvanizzandolo, scomponendo e ricomponendone pezzi letterari a partire dal tema della ‘progenie mostruosa’ ideato da Shelley che dal romanzo gotico ha aperto la via a quello fantascientifico fino ad arrivare al grande schermo con vivaci rivisitazioni contemporanee e in una stupefacente drammaturgia teatrale firmata da Ilenia Caleo. Va in scena uno spettacolo su Frankenstein che è esso stesso (un) Frankenstein. La struttura a scatole cinesi del libro che Mary Shelley ha scritto a soli diciannove anni e la sua stessa biografia, che tanto si riflette nelle vicende dolorose della creatura inascoltata, sono i materiali da cui parte la composizione per andare a sondare e toccare il non umano, il mostruoso, l’artificiale e sentirne la carne e scoprire il confine pericoloso tra vivente e non vivente.