

A cura di Claudio Gasparini
Il Teatro Ristori apre il nuovo anno con due recite del Don Giovanni, una delle opere più amate del genio di Salisburgo che verrà celebrato nel corso di questo mese all’interno del Festival ‘Mozart a Verona’. Il Don Giovanni sbarcherà per la prima volta nel cartellone del Teatro Ristori con una doppia data, il 25 e il 27 gennaio 2024, con inizio alle ore 20. L’opera verrà rappresentata in forma semiscenica con la regia di Gianmaria Aliverta, la direzione di Massimo Raccanelli, la speciale partecipazione dell’Orchestra Frau Musika e del Coro Andrea Palladio. In scena giovani musicisti e cantanti di venti nazionalità diverse, che si esibiranno su strumenti storicamente informati, utilizzando il diapason in uso al tempo di Mozart a 430 Hz. L’opera si inserisce negli oltre 30 eventi della quinta edizione del Festival ‘Mozart a Verona’ che vedrà il Teatro Ristori partecipare come partner, al fianco degli enti fondatori di questo progetto culturale: Comune di Verona, Fondazione Cariverona, Fondazione Arena di Verona e l’Accademia Filarmonica. Un mese di eventi che andranno a celebrare lo straordinario talento del genio di Salisburgo che nel 1770 in terra scaligera trovò riconoscimento, fama e ambizione. Secondo dei tre drammi giocosi che il compositore austriaco scrisse su libretto di Lorenzo Da Ponte, in seguito a Le nozze di Figaro (K 492) e prima di Così fan tutte (K 588), il Don Giovanni (titolo originale Il dissoluto punito ossia il Don Giovanni, K 527) fu composto nel 1787 e andò per la prima volta in scena al Teatro degli Stati di Praga. L’opera riprende il tipo del seduttore libertino, già presente in letteratura e nel teatro. Nella sua intensità drammatica, rappresenta il lavoro teatrale più moderno di Mozart, tra i più frequentati e amati dal grande pubblico a livello internazionale. La scelta artistica per il Don Giovanni al Teatro Ristori vira attraverso la forma semiscenica per dare enfasi alla divulgazione della ‘lirica viva’, facilmente fruibile da diversi tipi di pubblico. Opere del grande repertorio in forma semiscenica, ovvero dove l’orchestra prenderà il posto di una vera scenografia, come se fosse lei il vero motore trainante della vicenda. Nel caso specifico del Don Giovanni per la regia di Gianmaria Aliverta, una caratterizzazione dei personaggi emergerà dai costumi di Sara Marcucci che porteranno verso una contemporaneità. Faranno scoprire chi potrebbe essere oggi un Don Giovanni o il suo fido Leporello, quali sono gli intrecci sociopolitici di una vicenda immortale come quella raccontata dal libretto di Da Ponte. Il regista Aliverta giocherà tutto sulla parte attoriale dei cantanti per spiegare al pubblico la trama dell’opera, che non verrà modificata o stravolta, ma solo portata più vicino ai giorni nostri.