

L’EMERGENZA È FINITA. ANCHE GLI IMPRENDITORI DICONO “BASTA TUTTO!”
«Siamo un gruppo di imprenditori e liberi professionisti uniti dalla stessa convinzione che il lavoro è un diritto fondamentale che non può essere oggetto di ricatto e che nessun lavoratore debba mostrare un lasciapassare per lavorare. Abbiamo deciso di unirci e fare rete per fare sentire il nostro dissenso verso la cattiva gestione della situazione pandemica che nonostante la fine dell’emergenza continua a incidere sulla vita dei cittadini, a differenza degli altri Stati a noi vicini che la gestiscono finalmente come una normale influenza che va curata. Dal punto di vista aziendale abbiamo subìto chiusure più o meno lunghe, rallentamenti e danneggiamenti delle nostre capacità produttive (lock down mai successi prima, nemmeno durante le guerre e altre epidemie sanitarie come la spagnola) e soprattutto nell’ultimo anno abbiamo avuto a che fare con il famoso Green pass, nato per regolare gli spostamenti tra Stati ma usato in pratica, all’inizio per cercare di fermare il diffondersi del contagio quando ancora si pensava che il vaccino immunizzasse, e successivamente come arma di ricatto per coloro che non hanno voluto seguire i ‘consigli’ delle istituzioni. Essendo gente pragmatica, abbiamo cominciato a vedere che le loro imposizioni sono secondo noi incomprensibili vessazioni, che ci obbligano a calpestare la dignità e i diritti inviolabili delle persone. Abbiamo dovuto decidere se obbligare i nostri dipendenti a tamponi ogni 48 ore, (spesso pagandoli di tasca
nostra), o privarci di personale a noi spesso indispensabile solo perché ultracinquantenni… persone di fiducia, nostri collaboratori spesso insostituibili e amici (non matricole inps o qr code). Tanti di noi hanno avuto la riprova che il contagio non si sarebbe fermato con questi metodi, avendo avuto
contagi tra dipendenti vaccinati, risultati positivi che hanno contagiato poi altri colleghi vaccinati e non, spesso con un ordine temporale che se ne infischiava dello stato vaccinale. Vediamo che queste restrizioni ‘salvavita’ non valgono per gli stranieri che vengono in Italia (vedi regole
per i ristoranti e per il turismo), non valgono per i sanitari ucraini ai quali vengono concesse deroghe e che sono chiamati a sostituire i nostri sanitari sospesi, ai quali va il nostro incondizionato appoggio. Ci rendiamo conto della loro situazione paradossale in cui se esprimono un parere scientifico diverso dall’Ordine vengono ingiustamente puniti, come ai tempi del tribunale dell’inquisizione… Per quanto ci riguarda, a stato di emergenza finito, ci rendiamo conto che queste misure non vengono eliminate ma mantenute e nella migliore delle ipotesi sospese, che anzi sono state slegate dallo stato di emergenza e che da oggi saranno a discrezione di qualche ministro che potrà rievocarle (come un fantasma) senza più renderne conto. Chi ci governa vorrebbe imporci norme e strumenti come un collare da tenere al collo, pronto per essere attaccato ad un guinzaglio più o meno corto, usato adesso o in futuro come arma di ricatto. Nonostante le macroscopiche violazioni della Costituzione il potere giudiziario ed il parlamento stanno assecondando il governo nei suoi intenti non aventi finalità sanitarie. Ed ecco che cominciano a riecheggiare ipotesi, più o meno complottiste, secondo le quali le difficoltà che ci troviamo ad affrontare sarebbero pilotate per far sparire le piccole imprese a vantaggio dei grossi gruppi, teorie che vorrebbero la fine della piccola proprietà privata (a cominciare dalle case) per arrivare ad un reddito di cittadinanza omologato in una società con il credito sociale a punti modello cinese (Il fatto che a
Fidenza si comincino a gestire le case popolari in questa maniera e che a Bologna si proponga la tessera a punti del bravo cittadino di certo non aiuta a sgomberare queste ipotesi).
Imprenditori per la Libertà Verona
