

Emma Bonino e la Chiesa.
«L’elogio funebre di Monsignor Vincenzo Paglia a Emma Bonino, definita “figlia di Dio e perciò sorella nostra”, rappresenta l’ennesimo, drammatico cortocircuito di una stagione ecclesiale allo sbando. Per milioni di cattolici, vedere il Presidente della Pontificia Accademia per la Vita tessere le lodi della figura simbolo delle battaglie radicali sull’aborto e sul fine vita non è un semplice gesto di pietà cristiana. È l’emblema di una Chiesa liquefatta, che ha smarrito i propri confini identitari per confondersi con il pensiero unico progressista. Davanti a simili derive, il dubbio sorge spontaneo: Monsignor Paglia agisce per iniziativa personale o è il megafono segreto di una regia ben più alta? La realtà descrive la perfetta esecuzione di una strategia comunicativa pianificata. Paglia non fa che amplificare la linea di una fazione d’Oltretevere che ha scelto il compromesso con il mondo. Utilizzare un’accademia nata per difendere la vita nascente e terminale per legittimare politicamente chi quella vita ha contribuito a normarla come sacrificabile è più che inquietante. Lanciare provocazioni sistematiche per abituare gradualmente il popolo dei fedeli all’idea che la dottrina sia flessibile, liquida e, in ultima analisi, negoziabile si configura come una sorta di finestra di Overton ecclesiastica di matrice demoniaca. Quando il dialogo con i nemici della cattolicità si trasforma nella riabilitazione mediatica di chi ha fatto dell’agenda radicale e anticattolica la missione di una vita, non siamo più di fronte alla misericordia. Siamo di fronte alla capitolazione culturale e a un segnale devastante che lascia i fedeli orfani di guide salde, prigionieri di una Chiesa che sembra avere più paura di offendere il mondo che di smarrire se stessa». Gianni Toffali