

Giovedi’ 17 settembre, all’Università di Verona.
La presa di coscienza che il nostro Paese rappresenta un territorio peculiarmente esposto pressoché a tutti i fenomeni naturali conosciuti e, parimenti, la consapevolezza della possibilità di sviluppare modelli e strumenti volti a pianificare, contenere o neutralizzare i rischi naturali e antropici, ha condotto ad una sempre maggiore responsabilizzazione di tutti coloro i quali, in veste scientifica, tecnica ed amministrativa sono chiamati ad intervenire nei contesti di maggiore criticità. L’estrema complessità della gestione di tali rischi, lungi dal rappresentare occasione di ripensamento del sistema in senso maggiormente garantista, ha finito per affidare al rimprovero penale la funzione di strumento destinato ad accogliere le istanze di giustizia di una società civile ferita e spesso disorientata. Così, in presenza di eventi infausti, la ricerca del responsabile appare momento indefettibile ed espone i soggetti coinvolti nella gestione del rischio di Protezione civile a conseguenze giudiziarie spesso drammatiche e foriere di atteggiamenti difensivi che, certo, non giovano alla bontà delle scelte intraprese. In questo quadro, l’incontro di studio ‘La riforma della responsabilità della protezione civile: modelli di responsabilità e riflessi operativi nella previsione, prevenzione e gestione dell’emergenza’, promosso dall’Università di Verona nel pomeriggio del 17 settembre, costituisce occasione unica e imprescindibile di riflessione, in un momento cruciale nell’iter di approvazione della riforma.