

La delusione della Chiesa quattro giorni dopo l’approvazione, la legge veneta sul fine vita continua a produrre effetti ben oltre i confini regionali, e il più vistoso è la crepa che ha aperto dentro la stessa maggioranza e tra questa e una parte del fronte ecclesiastico. Per accompagnare le persone malate e fragili servono più cure palliative. È quanto chiede il Vaticano. “Una buona legge sulle cure palliative, in Italia, c’è gia, machi si propone a difensore della vita deve anche trovare i soldi per implementarle. Meno armi e più cure palliative“, afferma su Avvenire monsignor Renzo Pegoraro, Presidente della Pontificia accademia per la vita. “Non esiste alcun diritto all’aiuto al suicidio ma l’obbligo in capo allo stato di prendersi cura, e anche di rispettare la volontà del singolo di non ricevere trattamenti”, aggiunge l’Accademia ribadendo poi la linea da anni intrapresa dalla Chiesa, ovvero il fatto che in ogni caso occorre evitare “trattamenti inutili o sproporzionati “. Quella del Veneto è la prima legge regionale sul tema approvata da una giunta di centrodestra, ed è passata nonostante l’opposizione del segretario della Lega, Matteo Salvini, superato in casa propria da Luca Zaia. Quelle precedenti erano state approvate da Toscana, Sardegna e Emilia Romagna: regioni ‘rosse’.